Una giornata a Plug and Play per l’International Corporate Innovation

Ieri nella sede di Sunnyvale di Plug and Play si è tenuto un evento molto importante: un incontro tra tutte le organizzazioni governative che vengono da tutto il mondo per supportare le loro startup in Silicon Valley.

C’eravamo anche noi.

Per chi non conoscesse Plug and Play facciamo una piccola introduzione: è il più grande incubatore tecnologico del mondo.
Nasce nel 2006 in Silicon Valley, ha 24 programmi in tutti il mondo, ha seguito startup come PayPal, Dropbox o Landing Club.

Dal 2006 ha accelerato più di 2000 startup, ha raccolto 3.5 miliardi di dollari, ha come partner oltre 300 grandi imprese e 180 Venture Capitalists.

Collabora con diversi governi europei come quello della Polonia, della Spagna, dell’Austria e del Lussemburgo.

Negli ultimi anni ha supportato oltre 200 startup dall’Europa.

Il succo dell’evento è stato proprio questo: cosa serve a una startup europea (o comunque non americana) per approcciare la Silicon Valley?
Cosa possono fare i governi europei per aiutarle?
(e cosa fa Plug and Play per supportare i governi europei?)

Per rispondere a queste domande sono intervenuti i rappresentanti di Polonia, Austria e Lussemburgo, che da anni sono partner di Plug and Play.

Queste agenzie governative europee a supporto dell’innovazione hanno sede fisica all’interno di Plug and Play (con team di 2, 3, 5 persone) e accolgono le proprie startup dall’Europa durante i percorsi dell’International Accelerator.

Questi percorsi vengono organizzati 4 volte all’anno, hanno la durata di 3 mesi e permettono alle startup di perfezionare il proprio prodotto per il mercato americano e di cercare finanziamenti (anche attraverso il fondo gestito proprio da Plug and Play: ogni startup che entra in questi percorsi ha automaticamente accesso alla selezione per l’investimento direttamente da P&P).

Ma vale la pena per le startup di venire qui? Le risposte sono state tante, tutte positive.

Sì, per il capitale: qui è molto più facile raccogliere capitale e i VC stanno iniziando a guardare anche fuori dalla Silicon Valley, specialmente in Europa.

Sì, per le grandi aziende: perche tutte le grandi aziende hanno gli uffici di innovazione qui e chi non li ha qui si sta organizzando per spostarli qui.

Sì, per l’orientamento al rischio: perché la mentalità è diversa e gli investitori hanno bisogno di investire su tante startup per diversificare e per aumentare le proprie possibilità di successo.

Sì, per il mercato: anche a livello di mercato i riflettori sono puntati sulla Silicon Valley e approcciare il mercato USA da qui è molto più semplice, è un po’ la porta principale.

L’intervento di Tony Emsenhuber di Advantage Austria (18 statup all’anno vengono portate in Silicon Valley dal governo austiaco) è stato il più interessante:

“Non c’è bisogno di reinventare la ruota, si può semplicemente copiare e incollare adattando il modello al proprio contesto. Il percorso di Plug and Play è il migliore al mondo per le startup. E oltre al know-how ogni startup che entra in questi programmi entra anche nel processo di selezione degli investimenti di Plug and Play, che non è cosa da poco. Oggi per le startup europee è strategico venire in Silicon Valley e i Governi DEVONO renderlo possibile. Il modello tra tutte le startup europee è quasi sempre lo stesso: il founder gestisce qui l’hq e in Europa rimane il team gestito dal co-founder a occuparsi di sviluppo e operazioni. Costa meno e ha più possibilità di successo, ormai sono modelli ben oliati.”

Se volete saperne di più a questo link trovate tutte le informazioni sull’International Accelerator di Plug and Play e i governi/agenzie nazionali/organizzazioni che sono loro partner da tutto il mondo.

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