[Giorno 3] Cos’è necessario per creare un business di successo?

[Giornata numero 3, oggi il diario è scritto da Gherardo Carullo, founder di Enoron]

La scaletta per la terza giornata è ancora una volta fitta di lezioni ed eventi di grande interesse.

La mattina è tutta dedicata a scoprire ed approfondire, con l’aiuto di Jeff Snider di USMAC, il concetto di lean startup, e quindi a come possiamo sviluppare il lean canvas, fondamentale per definire un business model vincente.

Ancora una volta si parte dal presupposto che fallire non è un male. Anzi, ogni fallimento deve essere visto come un’opportunità per crescere, imparando dagli errori commessi.
Nella Silicon Valley circa il 90% di startup falliscono, anche quelle guidate dai migliori imprenditori.

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Ci viene spiegato che i motivi che possono portare ad un fallimento possono essere di varia natura, ma che sostanzialmente sono riconducibili a due fattori essenziali:

  • incapacità di identificare correttamente il problema dei nostri utenti,
  • o incapacità di risolvere il problema in modo efficiente

Ed è proprio qui che entra in gioco il concetto di lean startup, quale nuovo modo di costruire un prodotto vincente.

Il “vecchio modello” si basava sull’idea di burn-before-you-learn. Si tratta di un’espressione coniata dallo stesso Jeff per descrivere il fenomeno secondo cui, fino a pochi anni fa, nel costruire una startup tecnologica era necessario raccogliere fondi da un investitore anche solo per costruire la prima versione del prodotto, quindi ancor prima di averlo testato sugli utenti.

Il problema di tale approccio era che se poi il prodotto poi non rispondeva alle esigenze del mercato, i soldi spesi per realizzarlo andavano persi.

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Per ovviare a tale problema oggi il lean concept, partendo dal presupposto che non è più necessario investire grosse risorse economiche per lo sviluppo iniziale, si basa sull’idea che sia preferibile riuscire a realizzare un minimum viable product senza dover “bruciare” soldi.

In tal modo è possibile ridisegnare il prodotto, imparando dagli errori commessi, tante volte quanto sia necessario per arrivare ad un prodotto market fit, ossia un prodotto che risponda in modo corretto ad un reale problema del mercato.

Nel pomeriggio incontriamo David Emerson, membro dell’Angels Selection Committee della Harvard Business School, il quale ci fornisce alcune interessanti prospettive su come angel investors e venture capitalists si approcciano alle possibilità di investimento.

Anzitutto ci spiega perché i primi venture capitalists sono nati solo all’incirca 50 anni fa. Prima, pur essendoci ingenti capitali da investire, non vi erano ancora abbastanza startup sulle quali gli investitori potessero puntare.

Per tale motivo non era possibile diversificare a sufficienza il portafoglio di investimenti e, così, giustificare l’alto tasso di rischio che chi investe in startup per professione deve affrontare. Poiché il 90% delle startup falliscono, chi è disposto a investire lo fa sapendo che 9 volte su 10 non avrà alcun ritorno. Il che, dalla prospettiva dei founder, significa accettare un rischio più alto dell’investitore: mentre chi investe può diversificare il rischio, i founder possono dedicarsi ad una sola startup alla volta.

Anche per questo ci viene spiegato che, prima di avvicinarsi agli investitori, è necessario costruire un business model solido, che, se pur ancora in perdita, possa già dimostrare buoni segnali di crescita, come ad esempio un solido fatturato.

Dopo questo incontro ci spostiamo in uno dei tanti grattacieli di Salesforce, vera e propria potenza mondiale con fatturati miliardari e più di 24.000 dipendenti.

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Qui abbiamo imparato ancora una volta quanto sia importante concentrarsi sui bisogni dell’utente finale.

Abbiamo in particolare parlato con Marc Escobosa, Strategic Innovation Executive, il quale ci ha spiegato come loro aiutano le aziende a trasformare i propri processi produttivi e di vendita grazie alle tecnologie ed i servizi che Salesforce offre ai suoi clienti.

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Il loro approccio non si basa sulla mera opportunità di business e la tecnologia che può essere implementata per sfruttare tale possibilità, ma si focalizza invece sui bisogni degli utenti finali. Solo così si può creare un prodotto che non si fermerà alla prima iterazione, ma che potrà essere venduto nel tempo più e più volte.

L’incontro con Salesforce si chiude con una considerazione che ben riassume uno dei punti essenziali emersi sino a qui nei tre giorni di lezioni:

Per creare un business di successo è necessario: 1) conoscere bene i propri clienti e 2) conoscere bene sé stessi, le proprie capacità ed i propri prodotti e servizi.

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In serata siamo finalmente andati all’AdTech & MarTech TECHMEETING, organizzato dall’Open Innovation Club, dove abbiamo assistito ad una serie di pitch di startup attive nel campo dell’online advertising.

Abbiamo così avuto degli ottimi esempi per migliorare le nostre capacità di pitching, in \preparazione per la serata della settimana prossima in cui saremo noi a salire sul palco.

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[Gherardo Carullo – Enoron]

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