[Giorno 8] IOP: Internet Of People

[Il diario della giornata oggi è scritto da Pasquale Lanci, founder di TruckMeUp]

Ancora un po’ assonati dopo la notata passata a pitchare tra di noi in vista del pitch di giovedì pomeriggio arriviamo al Babson College dove veniamo accolti con un “Ciao ragazzi!” che ci coglie di sorpresa.

Vincenzo è di Bari e vive a San Francisco da non abbastanza tempo da aver dimenticato l’italiano, per fortuna perché viste le ridotte facoltà mentali sarebbe stata davvero dura seguire 1 ora di finanza e banche in inglese!

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Vincenzo Mitolo della First Republic Bank ci racconta come qui negli States le condizioni per accedere al sistema bancario siano molto diverse rispetto a quello che succede da noi.

Bisogna dimostrare di essere capaci di pagare i debiti, quindi in pratica più linee di credito hai più te ne danno e più diventi affidabile secondo il sistema bancario, a patto ovviamente di non essere in ritardo con qualcosa (qui anche una bolletta dimenticata ti fa perdere molte posizioni nel ranking).

Unico problema: se sei appena arrivato in America e non hai linee di credito non te ne danno…oops. Ma a tutto c’è rimedio e Vince ce lo insegna.

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Subito dopo è il turno di Charles Adams, ex CFO di varie aziende, consulente, imprenditore (come il 90% delle persone di San Francisco ).

Sessione tosta: financials, metriche, indicatori, qualche simpatico retroscena dei deal più famosi (Paypal, Xoom) e tanti esempi di come i vari Musk, Bezos, Slim, Thiel vivono la responsabilità dell’essere CEO di aziende di successo.

La cosa più inattesa è che qui il successo non si celebra, almeno come non si giudica il fallimento. Parola d’ordine umiltà, responsabilità sociale e rispetto per i dipendenti.

Dopo Charles è il turno di Shaun Steingold che ha una presenza quasi inquietante, almeno quanto l’argomento che ci sottopone: relazionarsi con gli investitori. Il suo ghigno ed i suoi modi serafici sono da pelle d’oca, in sintesi le cose da fare sono: calcolare quanti soldi ti servono per arrivare al prossimo round di investimento e dare il meno possibile dell’azienda agli investitori. Vado via dal Babson piuttosto inquieto, direzione Mozilla.

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Qui succede qualcosa che non immaginavo: una ragazza di 27 anni (Elizabeth Noonan), capelli blu, cappellino, t-shirt della Nasa e tatuaggi ci tiene per un’ora incollati alle sue labbra raccontandoci del suo ruolo in azienda: Diversity & Inclusion Strategy.

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Eeeh, cioè?! Agevolare l’integrazione culturale e garantire la diversità in azienda. Ci racconta che usano dei software per rendere neutri gli annunci di lavoro in modo da non condizionare le minoranze, che nei cv la foto ed il sesso non si mettono mai, che le persone possono lavorare da casa o con orari variabili, che le assunzioni vengono fatte anche per arricchire la diversità culturale… credo di essere rimasto a bocca aperta per tutto il tempo con una espressione da ebete. Colpo di grazia una hall con un bar enorme ed ogni ben di dio a disposizione gratis 24/7 di tutti i dipendenti e di noi ospiti.
Standing ovation.

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Finiamo la serata ad un pitch su intelligenza artificiale e chatbot, location da urlo, un bicchiere di pinot noir della Napa Valley e via a ripassare il pitch per l’evento di domani: SAN FRANCISCO ITALIAN PITCH NIGHT, domani la Silicon Valley parla italiano!

[Pasquale – TruckMeUp]

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