L’interazione e la sfida sono booster fondamentali: il post-Silicon Valley di Paola Annoni

Di solito un buon vino necessita il tempo di decantare per capirne meglio l’aroma, il gusto, le sfumature.
Due settimane tra San Francisco e la Silicon Valley sono state come mettere acqua olio e altre mille cose dentro un barattolo, con dentro un frullatore fatto di incontri, networking, sfide.

E ora, dopo un breve periodo a casa, le sostanze si stanno separando e si comincia a guardare le cose con la giusta prospettiva.
Cosa succede davvero dall’altra parte dell’oceano?
Cosa succede realmente nel nostro business e come formarlo?

Siamo partiti praticamente ad occhi chiusi in questa avventura: un programma, dei nomi a cui non sapevamo abbinare volti o carriere, perchè adesso la prima cosa che faccio quando mi presentano qualcuno è cercarlo su Linkedin, cosa che prima mi sembrava un po’ da stalker anche se era lavoro.

Guardo le cose con la giusta prospettiva. Ho sentito parlare di million, billion, unicorni e pitch ininterrottamente per due settimane, con la sensazione di aver vissuto per un po’ una vita parallela: una slavina di informazioni che uso oggi nel quotidiano più di quanto potessi aspettarmi.

Pensavo che il Mindset Program servisse per lavorare sulla mia startup, invece serviva (ed è servito) a tutt’altro: a plasmare il modo di lavorare, a capire come far crescere il mio business.
Ci sono centinaia di video corsi, interviste e blog che spiegano tutto questo, ma la spinta in avanti che ti può dare essere lì, non potrò mai essere data con uno schermo davanti.
Perché l’interazione e la sfida sono booster fondamentali.
Abbiamo partecipato a diverse pitch night, ascoltato decine di idee concentrate in tempi ridotti (due minuti per raccontare il tuo mondo sono davvero pochissimi!), ci siamo messi sul banco di prova, abbiamo collezionato esperienze di chi ce l’ha fatta e preso contatti con persone che – magari – prima di dicembre sembravano inaccessibili.

Contatti, informazioni, esperienze.
Al ritorno quasi tutti mi hanno chiesto oltre a come era andata, qual era la la cosa che mi era rimasta più impressa, o qual era la lezione più importante che ho imparato, e puntualmente ho assimiliato tanto che è difficile scegliere. Cerco di metterli in fila, e penso che la parte migliore di queste due settimane sia stata la crescita umana unita a quella lavorativa.

La fascinazione della Silicon Valley è andata di pari passo con un occhio sempre più critico: non è tutto oro quello che luccica, ma quella è una miniera a cui puoi attingere se sai come fare.
È una miniera di informazioni, di contatti, di possibilità che in Italia ci sembrano impossibili.

La velocità con cui tutto si muove, la concretezza, i fallimenti come mattoni su cui costruire il successo, le startup che ce l’hanno fatta come modelli da seguire e unicorni da inseguire.

Ho avuto la sensazione di aver ricevuto tutti gli strumenti necessari per partire: dalla valigia, alla giacca giusta, alla guida perfetta per affrontare il viaggio, ed essere stata messa su una di quelle passerelle degli aeroporti che ti fanno camminare a velocità doppia. Esattamente quello.

Ora siamo al gate: sta a noi capire come affrontare il viaggio e capire quale aereo prendere.

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