[Giorno 1 #MaketoCare] Lighthouse for the Blind, Longmore Institute on Disability, USMAC e RocketSpace

Primo giorno. Erin e Scott, non vedenti ed esperti di tecnologie assistive, ci fanno accomodare nella sala riunioni della LightHouse for the Blind and Visually Impaired.
Scott va dritto al punto: “Fin troppe startup non partono dai bisogni reali delle persone. Partono dalla tecnologia.”
Ecco il problema dell’ultimo miglio: cercare di adattare l’uomo alla tecnologia e non la tecnologia all’uomo. “Allo stesso modo” continua Erin “non mi piacciono i prodotti speciali. La sveglia per i ciechi, la bilancia per i ciechi, ecc.”
A me viene in mente subito il Design for all, la filosofia progettuale per cui si può tener conto della diversità creando prodotti per tutti e non soluzioni di nicchia, spesso costose e con un futuro limitato. Erin prende in mano il Click4all, con le dita scorre sulla scatola. “È figo, mi piace!” dice. Non è uno strumento pensato specificamente per bambini ciechi e ipovedenti, ma Erin e Scott conoscono bene anche i bisogni dei bambini e ragazzi con disabilità motorie e cognitive.

Al di là dello specifico deficit, è la possibilità di creare, adattare e personalizzare gli strumenti che fa la differenza.
Educatori, insegnanti, genitori, persone con disabilità che diventano creatori e non solo consumatori di tecnologia.
Alla LightHouse ci credono davvero. Basta vedere il loro programma Blind makers che, tra le altre cose, prevede corsi di saldatura elettronica e di Arduino per non vedenti.
“Un nostro collega non vedente che ha il garage pieno di invenzioni” conclude Scott con un sorriso “si è costruito un voltmetro parlante accessibile per misurare la tensione elettrica e non esiste sul mercato. Sapete perché? Perché pensano che i ciechi con l’elettricità si possono fare male.”

Alla San Francisco State University incontriamo Cathrine Kudlick, professoressa di storia e direttrice del Longmore Institute on Disability.

Ci fa sedere nel suo piccolo e accogliente ufficio al piano terra di uno dei tanti edifici del campus. Si avvicina con gli occhiali al Click4all e ne osserva il funzionamento: “Noi non ci occupiamo direttamente di tecnologia, ma certo vi posso dire che spesso la disabilità può essere un motore di innovazione tecnologica”.
Dietro di noi un poster con la scritta:

“Nothing about us, without us! (niente per noi, senza di noi)”.

Uno slogan per ricordar che nessuna scelta politica andrebbe presa senza la partecipazione delle persone direttamente coinvolte.
È un inno dell’attivismo a favore dei diritti per la disabilità, emerso nel mondo anglosassone nei primi anni novanta. A pochi chilometri dalla Silicon Valley, così vicini al centro dell’innovazione tecnologica mondiale, Cathrine e il suo staff ci ricordano che non basta inventare, produrre e diffondere nuove tecnologie se si dimenticano i diritti universali di partecipazione e di cittadinanza.

L’ultimo incontro della giornata è al 15° piano del palazzo che ospita RocketSpace, un importante acceleratore e spazio di co-working dove si trova anche il presidio di EmiliaRomagna in Silicon Valley. Qui incontriamo Alfredo Coppola, co-Ceo di USMAC, ed in pochissimi minuti ci proietta nel vasto mondo delle grandi startup. Gli bastano pochi secondi di ascolto del nostro progetto per farci il nome di una persona esperta di tecnologie educative che potrebbe darci dei buoni consigli, pochi minuti dopo abbiamo una email dal suo contatto.
Sul “razzo” si viaggia veloci…

[Nicola Gencarelli e Luca Enei di Click4all]

•••

Al LightHouse for the Blind and Visually Impaired facciamo indossare dbGLOVE a Erin e Scott e aspettiamo i loro commenti con un po’ di batticuore mentre le loro dita ne sfiorano la superficie e la esplorano accuratamente.
“Dovreste sostituire il simbolo in Braille qui sul mignolo” – dicono all’unisono indicando l’ultima falange – e noi ci accorgiamo di come il primo minuto insieme a loro sia già stato utile a migliorare. In fondo il tema di questo viaggio per noi è uno solo: imparare a fare meglio grazie al feedback delle persone che incontreremo.
In pochi istanti il nostro taccuino si riempie di note. Erin e Scott ci spiegano come loro utilizzerebbero il dispositivo e ci invitano a tornare al LightHouse per provare dbGLOVE insieme a un gruppo di persone sordo-cieche che li visiteranno nei prossimi mesi: osservare le persone mentre utilizzano la tecnologia nel corso del tempo permette di avere un’idea più chiara del reale successo di un prodotto, al di là del primo impatto. Infine, ci invitano a pensare ad altri possibili utilizzi del nostro dispositivo al di là dell’ambito della disabilità: un commento che conferma la direzione intrapresa da qualche mese.

Una delle parole chiave di questo breve viaggio in Silicon Valley è sicuramente “condivisione”.
Ed è quello che troviamo nell’entusiasmo di Cathrine per il nostro lavoro, che ci trasmette subito una grande energia, la stessa che si ritrova nelle attività del Longmore Institute on Disability. Dopo aver ascoltato le nostre storie e i nostri progetti, ci elenca una serie di persone che dovremmo contattare: potrebbero darci consigli fondamentali per dbGLOVE. E mentre cominciamo a pensare che una settimana sola non basterà a visitarle tutte, ci fa portare il libro “Design meets disability” di Pullin Graham – “una lettura essenziale per chiunque voglia approcciare il mondo delle tecnologie assistive”.
Una risorsa che ci teniamo a condividere in questo piccolo diario di viaggio.

Giusto il tempo di una corsa in ascensore e si passa dal mondo della disabilità a quello delle startup.
Alfredo Coppola di USMAC ha realizzato il primo acceleratore per imprese che da tutto il mondo vogliono stabilirsi in Silicon Valley. Ha già letto la scheda di dbGLOVE e ci mette in contatto con un advisor che ha seguito una startup che realizza un display Braille: nemmeno il tempo di lasciare il suo ufficio e già un nuovo impegno compare nella nostra agenda di mercoledì.

[Nicholas Caporusso e Massimo Aliberti di dbGLOVE]

Pubblicato in News Taggato con: