[Giorno 2 #MaketoCare] Stanford University, Ed Robert Campus e Center for Assistive Technologies

Il secondo giorno inizia in direzione sud sulla interstate 280, costeggiando i boschi di Redwood, il lago di San Andreas fino ad arrivare a Palo Alto per incontrare il Prof. Alberto Salleo dell’Università di Stanford (Dipartimento di Material Science and Engineering). Noi di dbGLOVE abbiamo tanto in comune con il Prof. Salleo: innanzitutto la borsa Fulbright e l’esperienza di ricerca presso il Palo Alto Research Center di Xerox, che subito ci portano a condividere un po’ di ricordi. Inoltre, siamo accomunati dalla dedizione verso la ricerca scientifica che ci spinge a lavorare sulle tecnologie indossabili e sui circuiti flessibili. E ovviamente condividiamo il fatto di essere tutti Italiani, nonostante lui sia in Silicon Valley da oltre quindici anni.

Subito comprende l’utilità e il valore di dbGLOVE ed è incuriosito tanto dalla struttura del dispositivo quanto dal suo funzionamento e dai suoi utilizzi. Ci spiega come la sua ricerca sui nanomateriali e sui polimeri può integrarsi a quanto stiamo realizzando e ci invita a valutare la possibilità di collaborare per portare avanti insieme – a Stanford – il lavoro su alcuni aspetti di dbGLOVE. Potrebbe essere interessante soprattutto alla luce del nuovo centro interdipartimentale E-WEAR, che riunisce le più grandi menti dell’Università della Silicon Valley allo scopo di studiare le migliori tecnologie per realizzare dispositivi indossabili: “è il momento perfetto – commenta – perché c’è tanto entusiasmo verso la possibilità di lavorare su nuovi progetti come questo”. Dopodiché ci elenca alcune delle tecnologie su cui il suo gruppo è impegnato e ci sembra di viaggiare avanti nel tempo di almeno dieci anni.

Lasciamo l’ufficio del Prof. Salleo e ci perdiamo nella bellezza del campus dell’Università di Stanford: non resistiamo alla voglia di fotografare ogni scorcio, dalla Memorial Church alla Hoover tower, dalla vegetazione rigogliosa alle fontane che impreziosiscono le rotatorie attraversate dagli studenti rigorosamente in skateboard o in bicicletta. Si respira un’aria di pace, quasi mistica: sembra di essere in un santuario della conoscenza e dell’innovazione. Ci soffermiamo a guardare un’installazione, il “Monumento al cambiamento nel momento in cui cambia”, un’opera in continua evoluzione in cui una parete costituita da migliaia di tessere – simili a quelle dei vecchi tabelloni delle stazioni ferroviarie – compone in ogni istante un mosaico diverso di forme e colori. Ci fermiamo un momento ad ascoltare il ticchettio delle tessere che scorrono per tessere una nuova trama e ci ritroviamo a pensare che qui, e adesso, si compie un piccolo passo della nostra storia. E ne percepiamo tutta l’importanza.

[Nicholas Caporusso e Massimo Aliberti di dbGLOVE]

Nel pomeriggio arriviamo al Ed Robert Campus, un edificio interamente occupato da spazi e laboratori dedicati al mondo delle disabilità.

Siamo a Berkley e si vede: un’intera parete all’ingresso dell’edificio è dominata da grandi riproduzioni fotografiche in bianche in nero di lotte e manifestazioni per i diritti delle persone con disabilità.

Jennifer Mc Donald Peltier, ci fa accomodare in una stanza del Center for Assistive Technologies. Ci sediamo attorno a un tavolo circondato da alcune postazioni informatiche dove le persone con disabilità che frequentano il centro possono provare soluzioni per supportare o migliorare il loro accesso al digitale. Ci sentiamo subito a casa: negli scaffali sono presenti ausili informatici di tutti i tipi, gli stessi che usiamo nel nostro lavoro in Italia.
Jennifer è molto accogliente ma non perde tempo in convenevoli. Apre il computer e appoggia il suo smartphone sul tavolo: “un portatile Apple e un telefono Android” chiosa con ironia. È una situazione che conosciamo bene: chi lavora nel mondo dell’accessibilità non può che essere un onnivoro digitale. Va dritta al punto e capiamo subito che sa già molte cose sul Click4all: “Scusate se vi interrogo” dice cominciando a prendere appunti al computer “ma sono davvero molto curiosa.”

Capiamo che con Jennifer non servono troppe parole e apriamo subito la scatola del kit. Jennifer fa una foto e commenta: “è una grande idea! Permettere alle persone di avere il proprio accesso digitale su misura anche utilizzando materiali poveri o oggetti stampati in 3D.” Ma la sfida, dice, non è solo rendere più economico e democratico l’accesso alle tecnologiche. Il problema è rendere accessibili i servizi alla persona. “Adesso va tanto di moda il crowdfunding per i gadget e le tecnologie. Ma quel che servirebbe è il crowdfunding per i servizi di cura e assistenza!” Soprattutto in un paese come gli Stati Uniti d’America dove una consulenza sulle tecnologie assistive può costare davvero cara perché pesa quasi interamente sulle spalle dei cittadini: “il nostro sistema sanitario è terrificante: il tempo che posso dedicare gratuitamente a un persona disabile è di 30 minuti. Dopodiché sono 100 dollari all’ora. Beati voi che potete quanto meno parlare di sistema sanitario nazionale!”

Per più di mezz’ora Jennifer continua a farci domande alternate da pause di riflessione e di scrittura al computer: vuole sapere tutto su Click4all, come se stesse preparando la scheda di uno strumento da inserire nella sua ausilioteca. Cogliamo la palla al balzo per darle un kit da provare nel suo centro. “Non so se sono la persona giusta per provarlo con assiduità” ci dice dopo un po’ di tentennamenti “ma ho già in mente un paio colleghi che si divertiranno molto a metterci le mani sopra.”

[Nicola Gencarelli e Luca Enei di Click4all]

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