[Giorno 5 #MaketoCare] Maker Faire Bay Area 2017

Ultimo giorno nella Silicon Valley. In un piccolo ristorante di San Mateo, incontriamo Lucie, antropologa tedesca esperta di design. Ordiniamo incautamente degli enigmatici sushi burrito e ci sediamo a chiacchierare con lei per più di un’ora.
Emergono subito interessanti spunti di sviluppo per Click4all: in particolare ci suggerisce di allargare la prospettiva verso il mondo degli anziani o in generale delle persone che hanno difficoltà d’interazione con il digitale.

L’innovazione, secondo Lucie, passa attraverso l’analisi delle possibili interazioni che le persone hanno con un servizio o con uno strumento tecnologico. Ma l’interazione, il valore d’uso di una tecnologia non è una fotografia statica, è un processo: donne e uomini con le loro diversità, i loro desideri, le loro scelte interagiscono con gli oggetti e i servizi in modo complesso.
Se si dimentica questo, si rischia di progettare nuovi strumenti tecnologici come fossero cattedrali nel deserto: bellissimi, efficienti, ma inaccessibili, mal progettati, inutili quando non dannosi.

Lucie in particolare si occupa di progettazione di tecnologie per la salute.Spesso vediamo nuovi strumenti tecnologici che entrano in un ospedale, o in un centro di riabilitazione come elefanti in un negozio di cristalli. Tecnologie che non tengono conto di come un servizio di assistenza è organizzato: che ruolo hanno gli infermieri, i caregivers, i medici… o quali sono i rapporti e le traiettorie d’interazione tra di loro” Queste tecnologie falliscono. Perché la progettazione deve tener conto della user experience fin da subito. Altrimenti non si possono che mettere delle pezze.

Mentre Lucie parla mi viene subito in mente The design of everyday things (traduzione italiana: La caffetteria del masochista) di Donald Norman, psicologo statunitense e pioniere degli studi relativi all’interaction design.
Ringraziamo calorosamente Lucie e partiamo alla volta della Maker Faire.

Arrivati all’entrata, il robot mascotte della manifestazione si staglia sopra di noi. “Grande Giove!” esclama Luca. Ci buttiamo dentro a quello che si presenta come “the greatest show&tell on earth”.
E in effetti di questo si tratta: una grande festa dove inventori, scuole, aziende e startup si mescolano tra stand di cibo e birra. “Mi piace” osserva Luca. “Le fiere tecnologiche dovrebbero essere così: allegre e popolari.” In effetti si respira un clima senza fronzoli e genuino. Una celebrazione del fai-da-te dove la conversazione è sempre amichevole e leggera. C’è di tutto: dal bricolage dell’inventore da garage, passando al banchetto con gli esperimenti di una scuola fino ad arrivare allo stand dove puoi informarti sul cognitive computing.
Tra le cose più interessanti per noi: gli esempi di tinkering e coding nelle scuole, tutti gli eredi di Scratch del MIT (tanti esempi di programmazione “a mattoncini” per bambini e ragazzi) e moduli per il fai-da-te semplificato e applicazioni IoT (internet of things).

Praticamente assente la tematica delle tecnologie per la disabilità o la salute. Scambiamo volentieri il biglietto da visita e due chiacchiere con Harry di Makers Making Change, comunità per lo scambio di soluzioni tecnologiche opensource per la disabilità. Il loro obiettivo è mettere in contatto i makers con le persone con disabilità che hanno bisogno di soluzioni personalizzate. Raccontiamo a Harry che durante i nostri incontri abbiamo notato una certa distanza tra mondo dei maker e disabilità, poche le occasioni di confronto e scambio. Harry conferma e ci dice che il loro obiettivo è proprio quello di contaminare mondi ancora così distante. La nostra ultima domanda per Harry è: “Chi vi finanzia? Chi vi permette di portare avanti questo progetto?” La risposta è secca: “GoogleQuesto succede in Silicon Valley.
Adesso per noi è il momento di fare le valigie. Direzione Boston!

[Nicola Gencarelli e Luca Enei di Click4all]

Nemmeno il tempo di svegliarci pieni di entusiasmo per la Maker Faire e ci accorgiamo che in fondo la settimana è passata alla velocità della luce e siamo all’ultimo giorno. Abbiamo un po’ di tempo prima dell’appuntamento fissato in mattinata e così ci dedichiamo all’acquisto di un po’ di libri: in una traversa di Market Street troviamo un negozio di libri storico; tre piani di cui quello inferiore è dedicato a testi su business, marketing, computer science, leadership, management e tanti altri temi che abbiamo trovato in ogni respiro tra le vie di San Francisco e di Palo Alto.

Raggiungiamo San Mateo per incontrare Lucie, ex IDEO, che noi di dbGLOVE abbiamo incontrato (anche se solo via Skype) a Berlino. Pranziamo insieme e parliamo di service design per due ore: la mente di Lucie ragiona in modo estremamente analitico e le permette di analizzare i nostri business case in modo impeccabile. Guarda il nostro dispositivo e ci suggerisce alcune modifiche, poi dice: “I see that you are smiling: you thought about that”. Beccati! Le mostriamo gli sviluppi di dbGLOVE e lei annuisce e sorride compiaciuta. Siamo sulla strada giusta? Nessuno può dirlo se non il mercato.

Ci precipitiamo verso la Maker Faire. L’abbiamo visitata: a San Mateo nel 2011, a Roma nel 2013 e 2014, a New York nel 2015 e di nuovo a Roma nel 2016. Perciò siamo proprio curiosi di vedere tutte le novità che ha in serbo questa nuova edizione.
Veniamo accolti da un clima di festa in cui l’innovazione ha il sapore del piacere di stare insieme, in cui l’elettronica diventa uno strumento didattico, in cui il margine tra meeting d’impresa e chiacchierata con la famiglia si mischiano in un modo unico. Ritroviamo tante persone con il nostro stesso spirito e allo stesso tempo portiamo con orgoglio l’hashtag #MaketoCare tra gli stand: in fondo siamo tra i pochissimi progetti che hanno utilizzato un approccio da maker per affrontare lo sviluppo di tecnologie per il miglioramento della vita delle persone.

Guardiamo il sole tramontare e pensiamo che domani rientreremo in Italia. Perciò scriviamo la parola “arrivederci” con questo post, sicuri di ritrovarci molto presto.

[Nicholas Caporusso e Massimo Aliberti di dbGLOVE]

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