#MaketoCare: il post-Silicon Valley di Nicola Gencarelli e Luca Enei (Click4all)

[Click4All è uno dei due progetti vincitori del contest #MaketoCare 2016 di Sanofi Genzyme]

Sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, a 10.000 piedi sopra l’oceano, ripensiamo al filo conduttore della nostra esperienza.

Nothing about us, without us! Niente per noi, senza di noi.
Forse è questa la frase che riassume tutto.

Non solo in quanto manifesto per i diritti delle persone con disabilità, ma anche come pietra angolare dell’innovazione tecnologica: nessuna tecnologia per le persone, senza le persone, si potrebbe parafrasare.

Ripensiamo a Jennifer Mc Donald, esperta di ausili di Berkeley che ci ha raccontato come la vera sfida non è solo rendere più economico e democratico l’accesso alle tecnologie. Il problema è rendere accessibili i servizi alla persona che queste tecnologie dovrebbero facilitare. Soprattutto in un paese come gli Stati Uniti d’America dove una consulenza sugli ausili per la disabilità può costare davvero caro, pesando quasi interamente sulle spalle dei cittadini.

Ripensiamo a Janet Nunez, educatrice e psicologa, che, nel cuore della Silicon Valley, ci racconta quanto sia importante la partecipazione dal basso nel processo creativo: “se si danno i giusti strumenti agli educatori, alla famiglia o in generale a chi passa più tempo accanto al bambino con disabilità, puoi davvero fare la differenza. Convivere con un’esigenza aguzza l’ingegno.”

Ripensiamo all’Exploratorium di San Francisco, museo tecnologico interattivo la cui parola d’ordine è awareness, consapevolezza. Come a dire, un bambino non è un nativo digitale perché nasce con un tablet in mano. Un bambino può diventare un saggio digitale se smonta il tablet e impara come funziona e come può modificarlo.

Ripensiamo alla Maker Faire di San Francisco, fiera allegra e popolare, ma dove ci è parso che non esista ancora molta contaminazione tra mondo della disabilità e makers. E forse è su questo che bisogna lavorare, non solo in Italia.

Ripensiamo a Lucie Richter, esperta di design di prodotti tecnologici, che in un sushi bar di San Mateo, ci racconta quali sono per lei le regole della buona progettazione: donne e uomini con le loro diversità, i loro desideri, le loro scelte interagiscono con gli oggetti e i servizi in modo complesso. Se si dimentica questo, si rischia di progettare tecnologie come fossero cattedrali nel deserto: bellissime, efficienti, ma inaccessibili, mal progettate, a volte inutili, altre volte dannose.

Da ultimo, ripercorriamo a memoria l’ultimo incontro prima della partenza. Quella bellissima ora e mezza passata insieme al team del Lifelong Kindergarten del MIT di Boston, profondi esperti di tecnologie per l’educazione. Siamo stati nel laboratorio dove, tra le altre cose, sono nati i robot della Lego, il linguaggio di programmazione per bambini Scratch, e il popolarissimo Makey Makey che tanto ha ispirato lo sviluppo del nostro Click4all. Sono tutti eredi del pensiero educativo costruttivista di Seymour Papert che quel laboratorio ha fondato.

Ed è propria una delle più celebri similitudini di Papert a fare da sfondo al nostro ultimo incontro sul suo suolo americano: “una tecnologia per l’educazione dovrebbe essere progettata come una casa con un pavimento basso, un soffitto alto, e pareti molte larghe.” Ovvero, abbastanza facile e intuitiva da permettere a tutti di utilizzarla (pavimento basso), ma sufficientemente flessibile per permettere alle persone di costruire e scoprire usi complessi e non previsti. Una co-evoluzione tra uomo e tecnologia che permette a ciascuno di raggiungere obiettivi e livelli di apprendimento diversi (soffitto largo). E per le pareti larghe tocca scomodare Lev Vygotskiy e la sua psicologia dello sviluppo. Per raggiungere un obiettivo di apprendimento c’è bisogno di costruire degli appigli, delle tappe intermedie. Una parete larga, permette a ciascuno bambino, che sia disabile o meno, di trovare gli appigli, i mediatori migliori per lui.

Con questa idea ci rimbocchiamo le maniche per ricominciare il nostro lavoro in Italia, con i piedi ben piantati a Bologna ma la testa ancora tra le nuvole. Una tecnologia per l’educazione deve essere soprattutto un appiglio, un mediatore. Non un fine che si giustifica in quanto tale, ma uno strumento, un mezzo, una pietra che affiora dal fiume per permetterti di raggiungere un’altra sponda.

Anche in Silicon Valley. Soprattutto in Silicon Valley.

[Nicola Gencarelli e Luca Enei – Click4All]

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