Ordinary people can do extraordinary things: il post-Silicon Valley di Davide Ameglio

Non sono un tipo nostalgico, ma la Silicon Valley già mi manca. A mancarmi non è il Golden Bridge o la vista dai grattacieli, ma le persone straordinarie che ho incontrato in questo percorso.

Ciò che più mi ha emozionato e ispirato dell’esperienza sono proprio le persone che erano con me e le persone che abbiamo incontrato.

In queste righe voglio raccontare 3 storie su alcune delle persone che ho conosciuto in Silicon Valley e che mi rimarranno per sempre dentro. Niente di eccezionale: solo 3 storie. È incredibile come ogni persona ti possa lasciare una nozione, come fosse un libro letto d’un fiato!

Spero che qualche riga riesca a trasmettere al lettore anche solo una minima parte di quello che ho imparato e di quelle che sono state le mie sensazioni.

Puoi diventare chi vuoi, basta unire i puntini

È il primo giorno, arrivo alla StartupHouse a San Francisco, non c’è nessun addetto ad accogliermi. Cè solo un ragazzo che mangia uova strapazzate al bancone della cucina, iniziamo chiacchierare e nasce subito un’amicizia. Joe ha un anno meno di me ed è davvero un personaggio. Inizio a chiedergli del suo percorso. Si è era iscritto all’università per studiare storia dell’arte, rendendosi conto solo dopo che non faceva per lui, non lo stimolava. Gli sembrava tutto sbagliato nel suo percorso, sentiva di non avere particolari skills e non aveva ancora trovato ciò che gli piaceva. Per un progetto universitario, si ritrova costretto a programmare una “landing page” e quindi ad imparare alcuni fondamentali della programmazione. Capisce che gli piace scrivere codice e da lì, in appena due anni diventa un programmatore autodidatta, lascia l’università e viene assunto per una importante multinazionale in Silicon Valley, ovviamente con il ruolo di sviluppatore informatico! Nulla sarebbe mai successo se non avesse fatto lo “sbaglio” di iscriversi all’Università d’Arte. A volte ci sembra tutto sbagliato ma basta unire i puntini che creiamo durante il nostro percorso.
Incontro Joe l’ultima volta la sera del 4 luglio per una birra, era davvero entusiasta di raccontarmi che ha avuto un avanzamento di carriera e che presto si trasferirà in una casa più grande!

“Ve lo ripeto, non potete unire i puntini guardando al futuro, potete connetterli in un disegno solo se guardate al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa – il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.”
Steve Jobs

I soldi non sono tutto, la passione conta

Sono le 6 del pomeriggio di giovedì, è ora dell’aperitivo negli uffici di RocketSpace. La location è suggestiva all’interno di un grattacielo, con tanto di biliardo e ping pong.
Mentre mangio un tramezzino con un prosciutto di dubbia provenienza (di certo non Parma DOP), sento una ragazza che parla del suo ex lavoro a Goldman Sachs, interessato mi avvicino subito a parlarle. Rachel mi racconta che ha deciso di mollare il suo lavoro strapagato perché l’annoiava per avventurarsi nella sua startup di foodtech, la sua vera passione. Ora è convinta di non essere mai stata così felice nella sua vita, lavorare alla sua startup le permette di vivere e divertirsi. Dato che ho 10 anni meno di lei, si sente vivamente di darmi un consiglio quasi materno, di non seguire i soldi ma semplicemente ciò che mi piace e di non scendere a compromessi con le mie passioni, ironicamente, i soldi arrivano dopo da soli!

Non ti conosco ma voglio aiutarti, il networking è spontaneità

L’ultima storia non è capitata a me personalmente ma mi è comunque rimasta impressa. Siamo in visita a Braintree, una società di Paypal. John è la nostra guida e tiene anche una lezione per noi. Claudio si ferma a parlare con lui e gli accenna di un problema con l’account Paypal nella sua azienda. John non se lo fa dire due volte, si fa inviare per email alcuni documenti da Claudio e in qualche ora risolve il problema. Non era suo compito, e probabilmente aveva mille impegni, ma ha comunque deciso subito di aiutarlo. Non penso lo facesse per chissà quale strategia di networking letto magari in un libro di Reid Hoffman, aveva semplicemente una spontanea voglia di aiutare. Un gesto davvero molto bello.

Ce ne sarebbero davvero tante altre, ogni incontro in Silicon Valley è oro colato.

Sento che metterò a frutto questa esperienza nella maniera più giovevole possibile, per me e per chi mi sta intorno, ne sono sicuro.

Ci tengo davvero a ringraziare ASTER per avermi dato questa opportunità unica,
It was amazing!

Ci tengo a ringraziare anche i miei compagni di viaggio, la condivisione di questo percorso con 9 personalità e menti come le vostre è stato di profonda ispirazione, spero che le nostre vite si rincontreranno per grandi cose.

È un arrivederci San Francisco!

[Davide Ameglio]

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