[Giorno 9] Spiegare idee complesse (e il loro valore) in pochissimo tempo

Giovedì è stato il grande giorno.
Il lavoro fatto durante la settimana sui pitch finalmente si è concretizzato.
Ognuno di noi ha potuto presentare la propria attività di fronte ad esperti che hanno dato feedback e consigli su come scalare velocemente nel mercato USA.
4 minuti di tempo e 10-12 slide al massimo, per sintetizzare idee innovative o meglio, come dicono qui “distruptive” nei confronti dei differenti mercati in cui le startup si muovono.
E dal punto di vista della varietà non manca niente: biotech, droni, riconoscimento di immagini, stampanti 3d, medicina, moda, eCommerce, big data.
La sfida era riuscire a spiegare idee complesse in pochissimo tempo, facendo percepire il valore che si può ottenere implementandole.

Il programma della giornata però non prevedeva solo questo importante momento, alle 9 di mattina si è tenuto un incontro con Kevin Krejci di Fujitsu, il famoso gigante dell’elettronica giapponese. Kevin ha spiegato i campi di applicazione in cui sta investendo Fujitsu. Mi ha particolarmente impressionato un progetto che in Giappone sta facendo discutere sui giudici-robot per le gare sportive e olimpiche. La qualità dei sensori necessari ad analizzare il movimento è tale che l’occhio elettronico dei robot riesce a cogliere quelle imperfezioni nei movimenti che nemmeno gli atleti più esperti riescono a percepire. Per ora i giudizi sono controversi, ma in molti sport ormai i computer supportano o sostituiscono gli arbitri.

Alle 11.30 ci siamo spostati presso la sede di DocuSign, che ospitava la sessione di pitch.
La giuria era composta David Emerson, Allan Young, Heather Crawford, Neil Shroff, ma erano presenti anche i mentor che hanno lavorato nel programma, i partner di Lombardstreet.io e altri ospiti illustri nel mondo dell’imprenditoria e investimenti.
Le 10 startup hanno presentato il pitch di 4 minuti, in lingua inglese e ottenuto il riconoscimento della giuria. C’è un commento che descrive meglio di ogni altro la soddisfazione generale: “ogni anno il livello migliora”. Starà alle startup adesso concretizzare i consigli ricevuti.
Soddisfazione anche per Irene ed Alain di ASTER che per tutta la settimana hanno affiancato le startup nella fase di costruzione del pitch.

Finito l’evento e rilassati i nervi (non capita tutti i giorni di poter presentare la propria azienda ad alcune delle persone più competenti ed esperti del pianeta nel campo dell’innovazione) ci siamo spostati per visitare una delle tre sedi di Google a San Francisco.
Ha fatto da Cicerone Matthew Hallal, Head of Industry di Google che ha mostrato non solo l’interno dell’azienda più ricca del mondo, ma anche un nuovo e rivoluzionario concetto di spazio-lavoro. La sede di Google infatti, alle scrivanie classiche preferisce poltrone, divani, spazi aperti e condivisi, dove i dipendenti possono lavorare da soli e in piccoli gruppo in un ambiente informale ed estremamente piacevole. La chicca però è stata la possibilità di accedere ad una “stanza segreta” la cui porta si apre solo muovendo la cornice di un quadro. Come nei castelli delle favole, una parete ruota e permette di entrare in un piccolo ufficio con una vista sulla baia incredibile.

La sensazione che si prova dopo una visita da Google è un misto di stupore e spavento, la quantità di dati raccolti e i fatturati che riesce a produrre utilizzando esclusivamente algoritmi, danno un idea di cosa potrebbe essere il prossimo futuro, quando ogni decisione verrà presa su basi empiriche. Ci sarà ancora spazio per l’istinto e la creatività ? Da Google e in generale in tutta la Silicon Valley sono sicuri di “sì” e l’ottimismo che si percepisce parlando con queste persone è contagioso.

[Davide Lugli – Competitoor.com]

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