MakeToCare back to Italy – L’esperienza in Silicon Valley dei vincitori 2017

Sta cominciando l’estate e i vincitori del contest “Make to Care” ricordano il loro viaggio in Silicon Valley prima delle nuove avventure della loro vita.
L’esperienza a San Francisco è stata per ognuno di loro una tappa importante per porsi nuove domande e ragionare sul futuro.
Aver parlato dei loro progetti a un pubblico così eterogeneo di persone che hanno anni di esperienza è stato molto utile ai fini delle loro scelte future. Dialogare con acceleratori, incubatori, talent scout, investitori e startupper, italiani e stranieri, che vivono nella culla della cultura d’impresa ha segnato un momento importante.

Mattia Strocchi
Nell’immaginario collettivo la Silicon Valley è un posto per pochi, i migliori, un luogo dove ogni giorno viene scritto il futuro della tecnologia.
Google, Apple, Facebook, fondamentalmente qualsiasi corporate nell’ICT con un’identità precisa ha base lì.
Ma da cosa nasce questo trend? Perché tutte le migliori aziende nel campo ICT hanno bisogno di un ufficio in Silicon Valley?
La risposta è molto semplice: proprio perché è la Silicon Valley.
La SV, infatti, non è altro che un concertatore di menti e capitali, uno dei pochissimi luoghi al mondo che vede una densità così alta di entrambi.
Cosa succede quando menti e capitali (con investimenti a forte rischio) si uniscono?
Tutto l’immaginabile.
Certamente, uno dei suoi punti di forza è anche la contaminazione culturale.
A San Francisco vedi persone di tutte le nazionalità, colori della pelle diversi, eppure tutti sono concentrati soltanto su un unico obiettivo: l’eccellenza tecnologica.
Per loro è più di un lavoro o una mentalità, è un abbracciare il futuro… il desiderio di vedere fino dove possono spingersi, senza curarsi dei limiti, perché sono loro che definiscono i limiti.
Come teenager o poco più, trovarsi in SV è un’esperienza elettrizzante. Forte. Ti riempie la testa di nuovi spunti.
Cara Silicon Valley, ti salutiamo con un “A presto”.

Nicholas Silvestri
Ritornato dall’America ho ripreso subito il solito tran tran ma questa volta con uno stimolo in più. In America ho conosciuto una nuova realtà, lontana dalla nostra in Italia, che mi ha motivato a dare il massimo.
Durante il nostro viaggio abbiamo avuto la possibilità di farci un’idea di come potrebbe essere la nostra vita se andassimo a vivere là sia per lavoro e sia per lo studio.
Mi sono accorto che la mentalità che ho trovato è differente dalla mia perché tutto va molto più veloce. Le aziende si muovono veloci. Per esempio una cosa che mi ha molto colpito è stato incontro all’acceleratore HAX. Dopo mezz’ora di chiacchierata il manager aveva già ipotizzato che noi potessimo essere un team su cui scommettere e investire.
Un altro aspetto che mi ha colpito è l’importanza che chi vive e lavora lì da al conoscere persone nuove. Non mi aspettavo di vedere così tanti momenti di networking e la disponibilità di tutti a scambiare contatti e idee. In Italia non mi è mai capitato di partecipare a eventi che avessero dedicato tanto tempo a questa attività.
Anche la scelta del percorso di studi si basa sulle possibilità di networking che si possono ottenere. Entrare nelle università migliori non significa solo poter scegliere un’ottima base di insegnamento ma anche la possibilità di conoscere persone che in futuro potrebbero facilitare il tuo percorso lavorativo.
È stata una esperienza unica nel suo genere e penso che pochi miei coetanei abbiano l’occasione di farla. A me ha aperto gli occhi e dato un idea più chiara di come vorrei che sia il mio futuro e di come poterlo costruire.

Roberto Lucchisani
Sono passati ormai due mesi dal nostro rientro dalla Silicon Valley.
Il viaggio in America è stato la coronazione del nostro progetto, che ci ha portato tante soddisfazioni, e ci ha insegnato numerose cose che ci porteremo nella vita come bagaglio di esperienze.
Questo viaggi è stato istruttivo dal punto di vista imprenditoriale e grazie all’agenda messa a punto da ASTER abbiamo avuto l’opportunità di incontrare diverse realtà che ci hanno fatto capire davvero cosa volesse dire fare un’impresa.
Durante la settimana abbiamo avuto la fortuna di visitare diversi incubatori di startup, che hanno una modalità innovativa per aiutare i ragazzi come noi a realizzare il proprio progetto.
La Silicon Valley ci ha insegnato anche più di questo, ci ha fatto capire che un cuore impavido e tanta fiducia nei propri mezzi, può essere in grado di realizzare cose ben oltre le proprie aspettative.
Tutte le grandi aziende, prima di diventare quello che sono, sono nate letteralmente in un garage… la Silicon Valley ci ha dimostrato che a volte basta solo crederci per realizzare i propri sogni.
Nel nostro viaggio abbiamo visitato anche Stanford, un mausoleo della sapienza, che con la sua vastità ospita studenti da tutto il mondo che arricchiscono di conoscenza l’intero sistema scolastico Americano.
L’America rimarrà per sempre un viaggio che troverà spazio nella mia mente, per avermi regalato esperienze indimenticabili, che mi hanno segnato la vita positivamente.

Federico Gualdi
Di ritorno – oramai – due mesi fa da San Francisco e dalla Silicon Valley, posso confermare che è stata un’esperienza veramente proficua: non tanto per i contatti, per le visite che abbiamo fatto o per qualcosa in particolare, che ovviamente sono utili ed essenziali, ma per aver compreso e visto un ecosistema e un mercato che dall’Italia non crediamo nemmeno possa esistere. È stato come se ci fossimo tolti i paraocchi…
Come dicevo poc’anzi, personalmente, ritengo più valido l’aver compreso come funziona là una startup, l’Università o l’economia in generale; senza però togliere importanza ai rapporti e ai contatti creatisi. Particolarità dell’”ecosistema Silicon Valley” sono proprio il networking e il co-working. A San Francisco si trovano infatti diversi spazi di collaborazione tra persone e di accelerazione di startup: strumenti e possibilità che, pian piano, stanno prendendo piede anche qui sulla vecchia penisola. Rimanendo sempre sul tema di ciò che più mi ha colpito, parlerei sicuramente di un ‘nuovo’ modello di business che molto probabilmente vedremo nei prossimi anni: un’azienda con headquarter in Silicon Valley e la parte di progettazione nel proprio paese d’origine (Italia).
Idea molto allettante se pensiamo al rapporto tra i possibili finanziamenti che si possono ottenere là e i (bassi) stipendi degli ingegneri italiani… In più è anche un investimento di denaro statunitense su territorio italiano.
Non meno importante è stata l’impressione che l’università di Stanford ci ha suscitato. Un campus grande quasi 100 volte Disneyland e con studenti da tutto il mondo: una miscela di culture che porta Stanford ad essere come la conosciamo noi oggi.
Nonostante il breve tour durante l’Open Day a cui abbiamo partecipato, abbiamo sentito un clima veramente fruttuoso tra quei giovani talenti che vagano nel campus.
Cosa mi porto a casa? Senza dubbio i legami venutisi a creare sia tra noi sia con Mattia, Martina ed Irene e, oltre a una parte più sentimentale, anche un ‘How-To’ su come da una piccola intuizione o idea che sia, si passa a costruire tutto l’ecosistema attorno che ti porta a diventare una startup e, in futuro, una business-unit di una grande azienda – o perché no? – proprio la grande azienda.

Beh, ragazzi, cosa dire… In bocca al lupo! Anzi, “break a leg”!
Make to Care 2017 finisce qui, ma l’avventura continua: fino al 7 luglio 2018 è possibile partecipare al contest #MAKEtoCARE 2018. Se hai un progetto legato al settore dell’healhtcare in grado di migliorare le condizioni di vita di pazienti e caregiver non aspettare altro tempo per candidarlo! Tutte le informazioni sul sito o sulla Pagina Facebook MaketoCare.

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