Ecosistemi dell’innovazione: Silicon Valley VS USA, quali differenze?

Per farvi conoscere ancora meglio le attività che dal 2015 stiamo facendo in Silicon Valley e gli scambi avviati per l’Emilia-Romagna, Irene Mingozzi, da Menlo Park, e Sara D’Attorre, da Bologna, vi propongono qualche riflessione sui temi più rilevanti del mondo startup e investimenti.

In questo terzo appuntamento parliamo del ruolo di San Francisco e degli altri poli di innovazione negli Stati Uniti.

Che cosa distingue la Silicon Valley dal resto degli Stati Uniti? 

Gli Stati Uniti sono enormi. Ogni Stato, ma in realtà ogni città, è un ecosistema a sé, in particolare per quanto riguarda l’innovazione.

La Silicon Valley è un micro ecosistema, da San Francisco a San José ci sono 80 km di autostrada, (come da Cesena a Bologna), che concentra la maggioranza di tutto ciò che riguarda l’innovazione negli Stati Uniti: il maggior numero di startup, di VC firm, di acceleratori, di Corporate Innovation Outpost, di Innovation Hub governativi, di Università top tier.

Sono tutti vicini, ma anche tutti connessi e parte dello stesso network: sono tutti al massimo a 2 gradi di separazione.

La differenza vera con il resto degli USA non sta in un settore specifico o in una caratteristica distintiva, sta soprattutto nella concentrazione di tutte le cose citate sopra. Su 10 persone incontrate in Silicon Valley, 9 lavorano in tech, e questo rende ogni incontro estremamente rilevante per il proprio business.

Ci sono ovviamente altri poli che stanno diventando rilevanti, in particolare New York, Los Angeles, Austin, Seattle, Miami, Boston, ma che comunque rimangono diversi ordini di grandezza, meno attivi in termini di $ investiti, numero di deal, numero di startup, rispetto alla Bay Area.

Quindi dove spostarsi?

Nel momento in cui un founder decide di sradicarsi e di spostarsi negli Stati Uniti, nel 90% dei casi ha senso farlo verso la Silicon Valley. I casi in cui possono aver senso altre destinazioni sono quelli in cui il settore in cui si opera sia particolarmente rilevante in un’altra zona. 

Per esempio Chicago/Detroit per l’automotive (non la parte software/guida autonoma però), Boston sulla parte di biotech e health (ma anche South San Francisco è molto forte), Los Angeles o New York per ciò che è media, entertainment, fashion, beauty.

Se, però, si opera in questi settori, ma con soluzioni puramente software, la Silicon Valley continua a rimanere il punto di riferimento principale.

È più facile attrarre capitali in Silicon Valley, vista la disponibilità?

In realtà no: la competizione è molto più alta. C’è più capitale, ma anche più founder che cercano capitale. Qui sicuramente però il processo di fundraising è molto più “codificato” e standard, molto trasparente. I founder hanno chiaro cosa gli investitori si aspettano, come approcciarli, cosa dire. Gli investitori hanno idee chiare su cosa cercano e cosa non cercano e lo rendono molto trasparente nei confronti di chi cerca investimenti.

Si sente spesso di uno spostamento che sta avvenendo dalla California verso altri territori degli Stati Uniti. Cosa c’è di vero?

A livello generale è sicuramente vero che durante gli ultimi anni, in particolare durante la pandemia, c’è stato uno spostamento da San Francisco verso altre città. In realtà poi lo spostamento più grande c’è stato da San Francisco ad altre città più piccole e più remote-friendly sempre nella Silicon Valley, come San Mateo, Redwood City, Menlo Park Palo Alto (io stessa mi sono spostata da SF a San Mateo).

Nell’ambito del tech ci sono stati due flussi: uno di uscita da SF, durante la pandemia, verso zone meno costose e più verdi, uno di rientro verso SF post-pandemia, per la voglia di ricominciare a interagire di persona. Nel mezzo qualcuno sicuramente si è perso, ma questo ha fatto un po’ da filtro: sono rimasti i più motivati e quelli che davvero stanno ottenendo risultati.

Tutto è ancora in itinere, probabilmente la Silicon Valley rimarrà comunque il punto di riferimento mondiale per l’innovazione, almeno per gli anni a venire.

 

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